Recentemente ho fatto una chiamata con un amico che sta per fare il salto.
Diversi anni da dipendente, esperienza solida, competenze concrete. Ma tante domande.
Domande che mi hanno riportato indietro di 6 anni, quando anch’io stavo valutando se mollare tutto per la libera professione.
Alla fine della chiamata mi sono chiesto: se dovessi ricominciare oggi, cosa rifarei uguale? E cosa cambierei completamente?
Il contenuto che stai leggendo è il risultato di questa riflessione.
Non è un manuale teorico su come aprire la partita IVA.
È quello che avrei voluto sapere io prima di partire — e che oggi, con il senno di poi, posso dirti con chiarezza.
Come sono partito
Partiamo dal contesto.
Aprire partita IVA non era nei miei piani all’inizio.
Sono figlio d’arte: agenzia di assicurazioni di famiglia, futuro già scritto sin dalla fine della scuola superiore.
Mi sono voluto però iscrivere all’università, e dopo 6 mesi ho capito che studiare senza lavorare non mi avrebbe portato da nessuna parte.
Ho iniziato in agenzia (spoiler: non mi piaceva) ma l’approccio consulenziale con i professionisti che seguivo mi risuonava.
Nel frattempo studiavo marketing digitale e mi appassionavo sempre di più al mondo dell’imprenditoria.
E mi sono detto: “Vuoi vedere che queste cose mi piace farle più dell’assicurazione?”
Grazie alla mia tesi — dove ho fatto diverse interviste a imprenditori — ho conosciuto qualcuno che mi ha detto: “Davide, perché non collabori con me?”
Così ho studiato come funzionava la partita IVA, l’ho aperta mantenendo il part-time in agenzia, e iniziato.
E qui c’è già la prima cosa che rifarei.
Non “mollare tutto”
Avevo un contratto part-time che mi garantiva €500 al mese più le provvigioni.
Le consulenze mi portavano €1.500.
Quando ho visto che per 3-4 mesi di seguito guadagnavo dalla consulenza tre volte l’importo del part-time, mi sono detto: “Ok, forse posso fare il salto.”
Così ho iniziato a programmare la mia uscita dall’agenzia (e quando si tratta di un’azienda di famiglia, le cose si complicano, ma non è questo il tema).
Ho continuato per qualche altro mese, mi sono dimesso a tutti gli effetti, e nel giro di un paio di mesi ho iniziato a guadagnare ancora di più dalla sola consulenza.
Molti pensano che per fare il libero professionista serva coraggio.
Che bisogna bruciare i ponti, buttarsi, rischiare tutto.
Io la vedo diversamente.
Non serve buttarsi nel vuoto per dimostrare coraggio.
Serve costruire un cuscinetto che ti permetta di scegliere, non di sopravvivere.
Testa il campo prima di bruciare i ponti.
Se puoi, prova a vendere i tuoi servizi mentre hai ancora uno stipendio fisso.
Quando vedi che per alcuni mesi consecutivi guadagni di più dalla tua attività che dal lavoro dipendente, allora fai il salto.
Non prima.
Perché la libertà non si conquista con un atto di fede cieco.
Si conquista con dati, prove concrete, e la tranquillità di sapere che ce la puoi fare.
Se dovessi ripartire oggi, manterrei due scarpe finché non capisco quale mi sta meglio.
Primi clienti: costruisci relazioni
Domanda: “Attraverso quali canali sono arrivati i primi clienti?”
E qui devo essere brutalmente onesto.
C’è chi ti dice: “Social media! Advertising! Content marketing!”
Il ca… cioè, magari!
All’inizio, due canali funzionano: passaparola e partnership.
Passaparola: qualcuno che ti conosce, sa cosa fai, e ha un amico con quel problema. Ti presenta. Fine.
È una relazione uno a uno.
Partnership: qualcuno che ti conosce, sa cosa fai, e ha un bacino di clienti che potrebbero avere quel problema. Ti porta dentro. Fine.
È una relazione uno a molti.
La differenza è sottile ma potente.
Nel primo caso, devi presentarti ogni volta.
Nel secondo caso, qualcun altro ti presenta a tutti contemporaneamente — e la sua credibilità diventa la tua.
Personalmente, non ho cercato attivamente clienti nei primi anni.
Sono arrivati loro da me.
Come?
- Ho fatto interviste per la mia tesi → una di quelle mi ha portato il primo cliente.
- Ho creato un podcast dove intervistavo imprenditori → da lì sono nate opportunità.
- Ho lavorato bene con un’azienda → mi hanno chiesto di insegnare quello che facevo nella loro academy interna.
- Qualcuno ha parlato di me ad alcune realtà → mi hanno chiamato per fare formazione.
Il pattern è sempre lo stesso: relazioni, non pubblicità.
Anche oggi, dopo 6 anni, passaparola e partnership restano importanti.
I social, la newsletter, il podcast sono strumenti che amplificano — ma non sostituiscono — le relazioni.
Se dovessi ripartire oggi, investirei gran parte del mio tempo a costruire relazioni vere, non follower.
Personal brand: sii coerente
Domanda: “Quanto conta il personal brand?”
Risposta: è la cosa più importante di tutte.
Ma non nel senso che pensi.
Non si tratta di avere la foto professionale (quella è il minimo).
Non si tratta di diventare “l’esperto” o “quello che sa tutto”.
Si tratta di diventare la persona che viene in mente quando qualcuno pensa a quell’argomento.
Non “io so tutto, voi non sapete un ca**o.”
Ma: “Se devo parlare di questa cosa, mi viene in mente Davide perché attraverso la sua passione e il suo entusiasmo, parla di questi temi.”
Il personal brand non è qualcosa che costruisci per un fine.
È qualcosa che accade quando sei coerente, autentico e utile nel tempo.
E qui arriva un problema: la sindrome dell’impostore.
Io ce l’ho ancora.
Ogni volta che pubblico qualcosa, ogni volta che tengo una formazione, c’è una parte di me che si chiede: “Ma chi sono io per parlare di questo?”
Se non fossi buddista e non praticassi ogni giorno, probabilmente non riuscirei a gestirla.
È subdola, pervasiva, e non se ne va mai del tutto.
Ma ho imparato una cosa: la sindrome dell’impostore può essere un alleato.
Ti tiene umile.
Ti spinge a prepararti più degli altri.
Ti costringe a non dare mai nulla per scontato.
Se dovessi ripartire oggi, costruirei il mio personal brand unicamente sulla coerenza, non sulla perfezione.
Prezzi: inizia e poi aumenta
Domanda: “Come si stabilisce il prezzo di una formazione o di un coaching? Su che base? Sulle ore spese?”
Qui le cose si complicano, perché ci sono diversi modelli di pricing.
Modello 1: costo orario + tasse + profitto
Decidi quanto vale un’ora del tuo tempo.
Aggiungi tasse e profitto in più, non dentro.
Così ottieni davvero quanto chiedere per un’ora in totale.
Modello 2: benchmark
Guarda 5-10 persone (non 200) che offrono servizi simili.
Osserva quanto si fanno pagare.
Parti da una media che senti ragionevole.
Modello 3: Valore generato
La mia consulenza ti permette di guadagnare o risparmiare €50.000?
Te ne chiedo €10.000.
Hai un 5x sul mio intervento.
Modello 4: Linea nella sabbia (quello che uso io)
Parto da un punto di riferimento che per me ha senso.
Esempio: un’ora con me costa €150.
Riesco a venderla a €150? Sì. Perfetto.
Riesco a venderne una seconda? Sì. Perfetto.
Riesco a venderne una terza? Sì. Perfetto.
Ora alzo l’asticella: €200.
Riesco a vendere a €200? Sì? Alzo ancora.
Continuo finché non trovo il tetto: o le persone mi mandano a quel paese, o capisco che il pubblico che voglio aiutare non può permetterselo.
Non sono i modelli migliori in assoluto. Sono quelli che ti permettono di partire.
In generale però, partire troppo bassi è un errore che ti costa caro — non solo economicamente, ma anche in termini di percezione del valore.
E ricorda: se lavori con aziende, prezzi troppo bassi vengono percepiti come scarsa qualità.
Se dovessi ripartire oggi, userei la linea nella sabbia fin da subito.
Gestire i guadagni
Nessuno ti spiega come gestire i soldi che entrano quando apri la partita IVA.
Ti dicono: “Apri, prendi il codice ATECO, vai.”
Ma poi?
Ti ritrovi con soldi che entrano, spese che escono, tasse che arrivano a sorpresa, e zero controllo.
Ecco cosa ho fatto io (pian piano negli anni).
Mi sono creato un sistema composto da 5 conti:
- Conto hub: qui entra ogni euro che guadagno
- Conto tasse: qui invio subito il 30% di ogni incasso.
- Conto spese: pago il necessario per mantenere in vita il business (software, formazioni, strumenti) + costi personali di base (affitto, cibo, salute). Perché se Davide “dipendente” non sta bene, non mangia, non paga l’affitto, come va avanti il business?
- Conto profitti: mi permette di avere un’azienda che cresce in modo sano e di reinvestire
- Conto compenso: la parte che uso per vivere, per farmi una cena fuori, un viaggio, qualcosa che mi gratifica.
Se non avessi fatto questo, sarei imploso economicamente.
Perché quando i soldi restano tutti insieme, non hai mai chiarezza su dove sei, dove stai andando, e soprattutto su quanto puoi permetterti di spendere.
Se dovessi ripartire oggi, costruirei questo sistema dal giorno 1.
Commercialista: non abdicare
Altro punto critico: il commercialista.
Devi sceglierne uno specializzato in partita IVA forfettaria (o nel regime fiscale che ti riguarda).
E devi sapere già quanto dovresti pagare di tasse, perché ci sono calcoli semplici che puoi fare in autonomia.
In regime forfettario si paga tra il 25% e il 30% circa.
Se un commercialista ti dice che devi pagare il 40-45%, scappa.
Ho visto troppi professionisti fregati da commercialisti generalisti che non conoscevano le specificità della libera professione.
Non è colpa loro però, ma è tua responsabilità conoscere certe cose. Anche se poi deleghi a qualcuno.
Ricorda: delegare, non abdicare.
Se dovessi ripartire oggi, farei molta più attenzione nella scelta del commercialista.
Fondo di sicurezza: prioritario
Quando sono passato dall’assicurazione alla consulenza, mi ero messo da parte 6 mesi di affitto + spese.
Mi sono detto: “Ok, faccio questa prova. Se tra 6 mesi ho finito il fondo e non ho aumentato i ricavi, mi cospargo il capo di cenere e torno indietro.”
Non volevo tornare indietro, quindi ho fatto di tutto per farcela.
Ma quel cuscinetto mi ha dato libertà.
Libertà di non accettare qualsiasi cliente pur di sopravvivere.
Libertà di dire no a lavori che non mi piacevano.
Libertà di scegliere, non di subire.
Anche se hai voglia di fare il salto subito, dammi retta: non bruciare i ponti finché non hai un paracadute.
Se dovessi ripartire oggi, costruirei il fondo prima di mollare il lavoro dipendente.
No alla “finta partita IVA”
Un altro tema importante: non diventare una finta partita IVA.
Cosa significa?
Significa che apri partita IVA e poi diventi di fatto un dipendente di una singola entità — che però non ti dà le garanzie del lavoro dipendente.
Se sei dipendente hai le ferie, hai la malattia, hai i contributi.
Come libero professionista devi darteli tu.
Devi:
- Darti tu le vacanze
- Sapere quando recuperare per evitare il burnout
- Avere una polizza vita, una polizza malattie, infortuni
- Costruirti un fondo di sicurezza
Se dovessi ripartire oggi, mi doterei subito di queste protezioni, non aspetterei “di vedere come va”.
Trovare clienti non è residuale
Un errore che molti fanno (e che all’inizio ho fatto anch’io): pensare che trovare clienti sia qualcosa che fai “se avanza tempo.”
No.
Trovare clienti è parte integrante del tuo lavoro.
Non puoi permetterti di concludere un progetto e dire: “E adesso che faccio? Non ho nessuna opportunità pronta.”
Devi sempre avere un cappello “commerciale” attivo, anche mentre stai vestendo il cappello “operativo”.
Non sei solo chi fa il mestiere.
Sei anche chi gestisce l’azienda, chi pensa strategicamente, chi sviluppa nuove opportunità.
Se dovessi ripartire oggi, metterei la ricerca clienti in calendario come attività fissa, non residuale.
Non pensare di partire da zero
La domanda più importante non è: “Cosa devo imparare?”
Ma: “Cosa ho già?”
Prima di partire, fai un inventario di quello che hai già.
Chiediti:
- Quante persone conosco in questo ambito?
- Quante di queste sanno di cosa mi occupo?
- Ho una rete LinkedIn? Un database di contatti?
- Ho materiale (slide, contenuti, casi studio) già pronto?
- Ho competenze su cui posso far leva immediatamente?
Non parti mai da zero assoluto.
Anche se pensi di sì, hai sempre qualcosa: contatti, esperienze, credibilità in un settore.
Il mio consiglio è sempre lo stesso:
“Non partire con ‘Buongiorno a tutti, sto iniziando questa avventura. Seguitemi.”
Parti da chi conosci già.
Contatta i tuoi ex capi, i tuoi colleghi, le persone con cui hai lavorato.
Digli cosa stai facendo. Chiedi un caffè. Crea conversazioni.
Se dovessi ripartire oggi, sfrutterei tutto quello che ho già prima di cercare cose nuove.
Riassunto: cosa rifarei (e cosa no)
✅ Rifarei:
- Testare il campo prima di mollare tutto (doppia scarpa)
- Costruire un fondo di sicurezza di almeno 6 mesi
- Puntare su passaparola e partnership come canali per partire
- Creare il sistema di gestione dei conti fin da subito
- Partire dalle risorse che ho già, non da zero
- Investire in relazioni reali, non in follower
- Costruire il personal brand con coerenza, non con perfezione
❌ Cambierei:
- Scegliere il commercialista con più attenzione
- Mettere la ricerca clienti in calendario fin da subito
- Imparare a gestire i prezzi con la tecnica della linea nella sabbia, senza partire troppo basso
- Dotarmi subito di protezioni (polizze, fondo sicurezza) invece di aspettare
E tu, dove sei?
Se stai pensando di aprire partita IVA, l’hai appena aperta oppure l’hai sempre gestita nello stesso modo sin dall’inizio, fermati un attimo e rifletti su questi punti:
- Quali risorse ho già? (contatti, competenze, materiali, esperienze)
- Chi conosco che potrebbe essere interessato ai miei servizi?
- Ho un fondo di sicurezza? Se no, quanto mi serve per costruirlo?
- So già quanto voglio guadagnare? E quanto devo fatturare per arrivarci (considerando tasse e profitti)?
Non serve complicare.
Serve essere chiari su dove sei e dove vuoi andare.
Perché la libera professione non è una fuga dalla dipendenza.
È la costruzione consapevole di un’azienda che si basa su di te — con tutto quello che comporta.
E se hai domande, dubbi, o semplicemente vuoi confrontarti, scrivimi.
Perché anche io, come te, sto ancora imparando.
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